DECAMERONE

Nel Decamerone di Giovanni Boccaccio (1313-1375), nella terza novella della settima giornata,

che racconta uno scherzo fatto dagli amici

di Calandrino, si parla anche di cibi.

Questa novella è narrata da Elissa una delle ragazze che compongono il gruppo di giovani che si erano rifugiati in una villa di campagna per sfuggire alla peste, ed ha come protagonista Calandrino.

Calandrino era un pittore credulone e i suoi amici gli facevano sempre scherzi. Un giorno Calandrino entrò in chiesa e appena lo videro, due compaesani si misero a raccontare di una pietra magica, di colore nero, che rendeva invisibile chiunque l’avesse trovata..Calandrino, udendo tutta la storia, andò a cercare i suoi due amici, Bruno e Buffalmacco. Quando li trovò, raccontò loro tutto; ed essi, che avevano capito subito che si trattava di uno scherzo, si diedero appuntamento per la domenica mattina. La domenica mattina, una volta giunti al Mugnone tutti e tre cominciarono a raccogliere pietre. Bruno e Buffalmacco ad un certo punto finsero di non vedere più Calandrino e cominciarono a tirargli pietre dicendo che se fosse stato lì davanti a loro gli avrebbero tirato delle pietre. Calandrino, nonostante il dolore, non gridò temendo di farsi scoprire. Sgattaiolò fino in città senza incontrare nessuno e quindi sempre più convinto di essere invisibile. Poi arrivò dalle guardie, che erano state avvisate dagli amici e lo fecero passare. Arrivò a casa e la moglie lo salutò; Calandrino allora cominciò a picchiarla per aver fatto svanire l’incantesimo, fino a quando i due suoi amici, sentendo il frastuono, salirono e lo fermarono.

In questa novella si parla anche dei cibi presenti in quel tempo.

In una contrada di nome Bengodi, nella quale si legano le vigne con le salsicce, e avevasi un’oca a denaio e un papero giunta, ed eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevan che far maccheroni e raviuoli e cuocergli in brodo di capponi, e poi gli gettavan quindi giù,

e chi più ne pigliava più se n ’ aveva ; e ivi presso correva un fiumicel di vernaccia, dal migliore che mai si bevve,

senza avervi entro gocciol d’acqua.

La predilezione per la cacciagione è presente in altre novelle del Decamerone dove si parla della caccia

col falcone “Federigo degli Alberighi”

( novella n° 9 5 ° giornata)

“Chichibio e la gru” (novella n°4 6° giornata ).

 

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